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05/11/17

MAMMA PERCHÉ HAI SCELTO QUESTO LAVORO?... te lo dico in musica #6

"Tu aiuti i bimbi come N. o come A. che vengono nella mia scuola vero mamma?" ha chiesto la piccola quattrenne.

Spiegare alle mie bimbe che lavoro con adulti e bambini diversamente abili mi è sempre sembrata una cosa molto semplice, del resto vedono le fotografie delle comunità e delle scuole in cui ho lavorato, hanno conosciuto alcuni dei ragazzi e degli adulti che ho seguito, mi prestano i loro giochi e mi aiutano a preparare il materiale che utilizzo per i miei ateliers ed hanno perfino mangiato un gelato guardando un video Disney con la "mia" dolcissima J. in un bar, (tranquilli colleghi, non ero in orario di lavoro e non seguivo più J. da tempo :-)).

"Perché hai scelto questo lavoro mamma?", ha chiesto la seienne.

Difficile per me parlare delle ragioni che mi hanno spinta da giovane ad intraprendere questa via, quella di acquisire sempre più strumenti per lavorare con i bambini e con gli adulti.
Mi è venuta però incontro la musica, che da sempre è per me un canale privilegiato di alfabetizzazione emotiva, con una meravigliosa canzone dello Zecchino d' oro del 1994, scritta dal famoso autore Franco Fasano e poi scelta dall' Unicef come sua bandiera per quello stesso anno. Una canzone che mi emoziona e che piace tantissimo soprattutto alla mia piccola quattrenne, che l' ha cantata anche con la scuola dell' infanzia all' arrivo in paese del nuovo parroco.

Credo profondamente che ognuno di noi sia qui ed ora per una ragione ed ognuno di noi sia portatore di risorse che altri non possiedono... Ognuno di noi è fondamentale in un ordine cosmico ai più sconosciuto, in un equilibrio che guardando i telegiornali si direbbe si sia rotto da tempo... ma nel mio piccolo credo che ognuno possa contribuire a far rifiorire questo Universo, iniziando dall' insegnare ai bambini ad aiutare "chi non ce la fa, tendendogli la mano" e soprattutto che "CHI NON RIESCE A FARE UNA COSA SICURAMENTE HA TALENTO NEL FARNE ALTRE!" ed insegnando loro a guardare il prossimo nella sua unicità.
Ascoltando la canzone con le bambine abbiamo parlato tanto, partendo dalle loro emozioni e osservazioni.
BimbaPiccola, 4 anni: "Mattoncino dopo mattoncino si costruisce una casa grande... quando c'è qualche compagno che non riesce a fare qualcosa può chiedere aiuto, anche Io e quando ad esempio D. non riesce a parlare bene noi lo aiutiamo ad imparare l' italiano... Mamma anche tu tante volte non ce la fai" (quanta verità e saggezza in quest' ultima osservazione).

BimbaGrande, 6 anni : " Questa canzone mi fa pensare che per imparare a fare una cosa bisogna continuare a provare e che i bambini se stanno vicini possono diventare amici perchè stare da soli non è bello e stare insieme agli altri si".

Tante volte ancora la mia piccola mi ha chiesto "Possiamo parlare della canzone goccia dopo goccia mamma?", perché per i bambini è davvero importante e rassicurante sapere quale "cassetto" aprire per parlare di alcuni eventi emotivamente importanti.

Buona ascolto
Mammamani


             GOCCIA DOPO GOCCIA 

                    (Testo: G. Fasano; musica: E. Di Stefano)


Cos´è una goccia d´acqua, se pensi al mare?
Un seme piccolino di un melograno?
Un filo d´erba verde in un grande prato,
Una goccia di rugiada, che cos´è?

Il passo di un bambino, una nota sola?
Un segno sopra un rigo, una parola?
Qualcuno dice un ´niente´, ma non è vero!
Perché? Lo sai perché? Lo sai perché?

Goccia dopo goccia nasce un fiume;
Un passo dopo l´altro si va lontano.
Una parola appena e nasce una canzone!
Da un ´ciao´, detto per caso, un´amicizia nuova!

E se una voce sola si sente poco,
Insieme a tante altre diventa un coro!
E ognuno può cantare, anche se stonato!
Dal niente nasce niente, questo sì!

Non è importante se non siamo grandi
Come le montagne, come le montagne!
Quello che conta è stare tutti insieme
Per aiutare chi non ce la fa!
Per aiutare chi non ce la fa!

Goccia dopo goccia...

Goccia dopo goccia nasce un fiume
E mille fili d´erba fanno un prato!
Una parola sola ed ecco: una canzone!
Da un ´ciao´, detto per caso, un´amicizia ancora...

Un passo dopo l´altro si va lontano!
Arriva fino a dieci, poi sai contare!
Un grattacielo immenso comincia da un mattone!
Dal niente nasce niente, questo sì!

Non è importante se non siamo grandi
Come le montagne, come le montagne!
Quello che conta è stare tutti insieme
Per aiutare chi non ce la fa!

Non è importante se non siamo grandi
Come le montagne, come le montagne!
Quello che conta è stare tutti insieme
Per aiutare chi non ce la fa!
Per aiutare chi non ce la fa!

Siamo tutti insieme, questo sì...
Dal niente nasce niente, tutto qui...

Goccia dopo goccia...




21/10/16

18 CONSIGLI PER LA COMUNICAZIONE CON BAMBINI CON DIFFICOLTA' DI LINGUAGGIO... dati da una logopedista

Spesso nei forum o su gruppi fb leggo di genitori molto preoccupati per le difficoltà di linguaggio dei loro bambini e spesso i consigli più assurdi o controproducenti di altre mamme del "mi han detto che" si sprecano, primo fra tutti quello di fingere di non capire per fare in modo che i bambini si sforzino di più. Non dubito della buona fede di chi non ha mai avuto la possibilità di confrontarsi con un logopedista, ma è proprio la mancanza di conoscenze di base e di strumenti a far danni.

Con il consenso del gruppo Erickson vi posto dei consigli preziosi dati da una logopedista molto competente, la dottoressa Valentina Dutto, tratti da un utilissimo libro, ricco di giochi e attività, per il consolidamento delle abilità fono-articolatorie : "Giochiamo con i fonemi".
Il volume non si rivolge soltanto a logopedisti e ad insegnanti della scuola dell' infanzia, ma anche "ai genitori che vogliono accrescere le competenze linguistiche dei loro figli, non necessariamente con disturbi del linguaggio, in contesti comunicativi significativi e divertenti, senza diventare dei viceterapisti, ma sperimentando la bellezza di stare con i propri figli, divertendosi e conoscendoli un po’ di più, considerandone così tutte le potenzialità".

Questi consigli, inoltre, vanno messi in pratica con tutti i bambini quando iniziano a comunicare attraverso il linguaggio, così come con tutti i bambini che non hanno fretta di iniziare a farlo.


CARI GENITORI ED INSEGNANTI

1) fate scoprire il linguaggio come mezzo interessante e stimolante;

2) cantate canzoncine, recitate filastrocche e raccontate storie al vostro bambino;

3) coinvolgete il bambino in giochi simbolici e interattivi;

4) accettate ogni forma di comunicazione il bambino utilizzi, sia mimica e gestuale sia verbale: il
bambino si deve sentire capito!

5) favorite l’uso del gesto a supporto dell’efficacia comunicativa;

6) parlate normalmente al bambino, in modo rilassato e lento, ma senza scandire troppo le parole; commentate quello che state facendo, stimolatelo a raccontare e dialogare;

7) ascoltate il bambino quando parla, anche se mostra difficoltà, con attenzione e serenità, senza mostrare fretta, ansia, insofferenza;

8) lasciate che concluda sempre il suo discorso, anche se richiede più tempo;

9) riformulate la produzione «scorretta» del bambino e non correggetela: il bambino impara implicitamente dal modello verbale dell’adulto;

10) non «ricattate» per avere la produzione corretta, non obbligate il bambino a ripetere;

11) valorizzate le altre qualità del bambino in modo da aumentare la sua autostima: create intorno al bambino un mondo accogliente dove il suo «problema» non venga sottolineato e ingigantito;

12) usate la strategia del modeling : fornite sempre un modello corretto dal punto di vista linguistico, non storpiate le parole, non pronunciatele nel modo in cui le pronuncia lui;

13) espandete il suo enunciato, senza pretendere la ripetizione forzata.
Inoltre è importante:

14) non fingere di non capire per far «sforzare» il bambino. Non è la soluzione corretta: aumenta la consapevolezza di essere inadeguato, genera frustrazione e di conseguenza comportamenti di evitamento, fuga dalla relazione e chiusura;

15) non parlare davanti al bambino delle sue difficoltà;

16) non anticiparlo quando parla, completando le parole o le frasi;

17) non interromperlo dicendogli che avete già capito;

18) non mortificare, anzi, favorire l’uso del gesto a supporto del linguaggio verbale del bambino: questo può aiutarlo a esprimersi, favorendo la sua efficacia e possibilità comunicativa.





La scheda del libro con esempi di giochi contenuti potete trovarla qui :
http://www.erickson.it/Libri/Pagine/Scheda-Libro.aspx?ItemId=40692  


Mammamani


07/09/16

TARTAGIU'...un racconto di Paola Viezzer per aiutare i bambini a capire la sindrome di Down



Questo racconto è tratto dal libro "Siamo speciali- Storie per aiutare i bambini a capire alcune diversità", un libro della casa editrice Erickson scritto dalla psicomotricista ed educatrice di sostegno Paola Viezzer. Nel libro sono raccolti 10 racconti che possono aiutare i bambini a comprendere i temi della diversità, della disabilità e della malattia: balbuzie, cecità, emozioni, celiachia, sindrome di Down, diabete, disabilità fisica, iperattività, epilessia ed enuresi. Questo racconto mi ha emozionata sia come mamma che come educatrice di sostegno e lo condivido perché possa dare uno spunto di riflessione a chi non sa come affrontare alcuni tempi importantissimi con i propri e altrui bambini...

TARTAGIU'


<< Ecco fatto! Anche l'ultimo uovo è stato coperto di sabbia!>> disse soddisfatta fra sé e sé mamma Tartaruga guardando la piccola spiaggia. Il sole stava tramontando e con quella luce la sabbia sembrava rosata con sfumature dorate.
Mamma Tartaruga guardò l' oceano immenso, salutò per l' ultima volta i suoi piccoli dentro le uova e si avviò verso le onde.
 Le uova di tartaruga devono restare sotto la sabbia per tanti giorni, al calore del sole. Quando sono pronte si schiudono e i piccoli tartarughini escono a scoprire il mondo.
 Un giorno ci fu un fortissimo vento. le onde dell' oceano si alzarono di metri e correvano verso gli scogli dove si riversavano formando migliaia di spruzzi e una schiuma bianchissima.
 Il vento sollevò anche la sabbia fine della spiaggetta dove erano deposte le uova e , quando alla sera finalmente si placò, una delle piccole tane era sommersa di sabbia, molto più delle altre.
 Trascorsero i giorni, passarono le settimane.
 Un mattino le uova iniziarono a schiudersi. nei gusci si aprivano piano piano delle fessure, dalle quali spuntava la testa di un tartarughino, poi una zampetta, poi l' altra, la corazza, le altre due zampette e...via di corsa verso l' oceano.
 L' unico uovo a non aprirsi fu quello rimasto coperto da tanta sabbia durante la giornata di vento.
 Mamma e papà Tartaruga erano in mare, poco distante dalla spiaggetta, ad aspettare i loro cuccioli con gioia.
 Mamma Tartaruga li contò: <<Venti, trenta... ne manca uno! Sono sicura di averli contati bene dopo averli deposti, e sono sicurissima che ne manca uno!>>
 Papà e mamma Tartaruga dissero ai loro piccoli che dovevano tornare a riva per cercare il loro fratellino e li affidarono ai delfini, custodi del mare.
 Tornati a riva, mamma Tartaruga si guardò intorno: tante buche decoravano la spiaggetta. A un certo punto notò una montagnola di sabbia.
 <<Eccolo! Eccolo!>> gridò a papà Tartaruga. <<Vieni a vedere, qui c'è un piccolo che non è uscito!
>>
 <<Che strano! Tutti sono nati, come mai lui è ancora nel guscio?>> si domandò.
 <<Non lo so. Sono un po' preoccupato. E' meglio chiedere alla balena, lei sa spiegare ogni cosa>> rispose papà tartaruga.
 la saggia Balena stava schiacciando un pisolino quando fu svegliata da Marino, il cavalluccio custode della sua grotta.
 <<Signora Balena, signora Balena! C'è bisogno di voi!>>
 La Balena sbadigliò più volte e accolse le due tartarughe stropicciandosi gli occhi neri.
  <<In cosa posso aiutarvi?>> domandò.
  <<E' successa una cosa strana. Una delle uova deposte non si è schiusa. E' sommersa di sabbia>> spiegò papà Tartaruga preoccupato. >>Cosa può essere capitato?>>
 La Balena rispose: <<Non dovete preoccuparvi. L'uovo si schiuderà al momento giusto. Il vostro tartarughino ha solo bisogno di più tempo per prepararsi a entrare nel mondo>>.
 <<Ma questo tempo più lungo>> continuò la Balena <<farà essere il vostro tartarughino un po'...speciale>>
  <<Speciale? Speciale come?>> domandò mamma Tartaruga emozionata.
 <<Sarà un po' più lento e impacciato rispetto ai suoi fratellini, gli ci vorrà più tempo per imparare le cose. E avrà gli occhietti all' insù, perché li avrà tenuti chiusi stretti più a lungo degli altri>> disse la Balena.
 mamma e papà Tartaruga si abbracciarono. Le parole della Balena li avevano rincuorati: il loro piccolo avrebbe dovuto superare qualche ostacolo, ma certo sarebbe diventato grande e avrebbe trovato la sua strada.
 Le due tartarughe tornarono dai loro cuccioli che li stavano aspettando.
 <<Allora papà come è andata? Dov'è il nostro fratellino? E' successo qualcosa?>> domandò uno dei tartarughini. <<Venite tutti qui: io e la mamma dobbiamo dirvi una cosa importante>> annunciò papà Tartaruga.
 I cuccioli si riunirono intorno ai loro genitori, zitti e con le orecchie ben aperte.
 <<Il vostro fratellino è ancora nel guscio, ma uscirà. Ha bisogno di più tempo rispetto a voi. farà un po' fatica a imparare le cose. Dovrete avere pazienza con lui e volergli bene>> spiegò papà Tartaruga.
 Mamma, papà e i piccoli tartarughini aspettavano con ansia che l' uovo si schiudesse; ogni mattina nuotavano fino a riva, correvano alla tana e guardavano speranzosi, ma niente: il tartarughino non nasceva.
 Finché un pomeriggio, mentre l' intera famiglia stava al sole sulla piccola spiaggia, accadde ciò che tutti aspettavano.
 Piano piano l'uovo si schiuse e, a fatica, dalla sabbia uscì un tartarughino.
 Mamma e papà lo abbracciarono con amore, i fratellini fecero un grido di benvenuto.
 <<Ti chiameremo Tartagiù>> dissero in coro mamma e papà Tartaruga.
 Tartagiù era pronto per affrontare il mondo. Aveva un musetto simpatico e gli occhi un po' all' insù.

Tartagiù cresceva insieme ai fratellini, a mamma, a papà e agli abitanti dell' oceano.
 Ogni tanto si arrabbiava perché era impacciato e lento; lui voleva fare le cose da solo, ma poi capitavano sempre guai. una mattina , ad esempio, mentre giocava tra gli anemoni di mare, si allontanò dai fratelli e si perse.
 Si mise a piangere e i due fratelli maggiori, che stavano facendo una gara di nuoto con i polipi, furono costretti a lasciare il gioco per riportare Tartagiù nella tana, perché proprio non si calmava.
 Spesso si intestardiva sulle cose e non c' era modo di fargli cambiare idea.
 Quando la sera si preparavano per andare a nanna, Tartagiù insisteva per fare le coccole a tutti. Spesso faceva smorfie buffe.
 Il fratello maggiore di Tartagiùsi chiamava Tartarino e gli voleva molto bene. Aveva capito che non era proprio come le altre tartarughe marine e si dispiaceva quando il fratellino non riusciva a fare le cose. Qualche volta, però, si arrabbiava anche con lui, perché rallentava i giochi e riceveva tante attenzioni da mamma e papà.
 <<In effetti>> pensò Tartarini una mattina mentre nuotava nell' oceano <<è da tanto tempo che mamma e papà non mi portano al torneo degli squali! Sono sempre impegnati ad accompagnare Tartagiù dal Grande Polipo, che gli insegna a essere meno impacciato nei movimenti, o dal Serpente di mare, che lo aiuta a parlare meglio>>.
 mentre pensava e ripensava si scontrò con il Delfino azzurro.
 <<Ehi Tartarini! Come mai sei così pensieroso?E' successo qualcosa?>> domandò al tartarughino.
 <<E' per via di Tartagiù, il mio fratello un po' speciale", come lo chiamano tutti>> rispose Tartarino.
 <<E allora?>> continuò il Delfino.
 <<Bé... allora c'è che è diverso. Ecco, la parola giusta è "diverso". sono arrabbiato e anche triste perché lo prendono in giro; è goffo e lento. Non riesce a fare le cose come le facciamo noi!>> disse Tartarino quasi in lacrime.
 <<Hai ragione, tuo fratello è speciale. ma vedi Tartarino, tutti noi siamo diversi e nello stesso tempo unici. Ciascuno di noi sa fare cose che altri non sanno fare; alcune cose di noi ci piacciono e altre meno, ma siamo ugualmente importanti agli occhi di chi ci sta intorno. Tartagiù è più lento e impacciato di te o di me, però ha una dolcezza e una simpatia che lo fanno essere la mascotte dell' oceano>> disse in Delfino.
 <<Sì, ma perché non capisce quando gli spiego le cose? E perché fa fatica a parlare bene?>> obiettò Tartarino.
 <<Lui è rimasto sotto la sabbia più a lungo di te e dei tuoi fratellini, e per questo è un po' più lento. Però vedrai che anche lui riuscirà a fare quello che fate voi, anche se a suo modo, e con i suoi tempi.>>
 <<Penso di aver capito>> aggiunse Tartarino con gli occhi umidi per l' emozione. <<In effetti, se penso a tutte le volte che l' ho sgridato perché non notava veloce, o alle volte che insieme ad altri amici lo abbiamo preso in giro quando si tuffava goffamente, o quando cercava di parlare ma diceva parole senza senso...>> proseguì in tartarughino.
 <<Non ti devi sentire in colpa Tartarino! Vedrai che col tempo imparerai ad accettarlo e a volergli bene per quello che sa fare e anche per le sue diversità>> disse il Delfino.
 Tartarino fece un grande sorriso e aggiunse: <<Sono felice di aver potuto parlare con qualcuno di tutte queste cose che sentivo come un peso dentro me. grazie per avermi ascoltato e per avermi aiutato a capire.>>
 Quella sera, prima di addormentarsi, Tartagiù mostrò a Tartarino un gioco che gli aveva insegnato il grande Polipo: i due fratellini giocarono e si divertirono un mondo, e per la prima volta Tartarino pensò che anche lui aveva qualcosa da imparare dal suo fratellino speciale.




Questo il link alla scheda del libro:
http://www.erickson.it/Libri/Pagine/Scheda-Libro.aspx?ItemId=38184








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Un abbraccio a tutti i Tartagiù del mondo ed ai loro splendidi mamma Tartaruga e papà Tartaruga speciali!

Mammamani
























22/05/16

RAFFI L'AQUILA BIANCA...per il bambino in ognuno di noi


Amo quando un libro parla alla bambina che ho l'onore di avere per figlia da 5 anni e contemporaneamente alla mia bambina interiore.

Raffi é il racconto di un'aquila bianca in mezzo ad aquile scure e "non solo é bianco, ma non sa neanche volare, che ne faremo?" dissero i suoi genitori. Così ha inizio la storia di quest'essere maestoso che al principio della sua esistenza "si vergognava di sé".

Il libro di Riccardo Geminiani e Claudia Rainville ha parlato con BimbaMani (la bambina che vive dentro me) e con BimbaGrande (la mia primogenita) nello stesso tempo, sedute sul dondolo in giardino, scaldate dal primo vero caldo di questa strana primavera.

A BimbaGrande è piaciuto molto, sebbene in alcuni punti si sia intristita ed in altri abbia trattenuto il fiato.
Coi suoi 5 anni ha però colto l'essenza di questo racconto motivazionale:
1) mai fermarsi all'apparenza
2) essere diversi dalla massa significa essere rari e " ciò che è raro è generalmente molto prezioso"
3) per imparare a "volare" bisogna innanzitutto credere di poterlo fare e poi è necessario fare tanta pratica e
4) non fermarsi al primo fallimento, non scoraggiarsi mai  perché " solo così scoprirai le forze in te racchiuse"

A BimbaMani ha fatto molto bene leggere di come Raffi abbia imparato a volare grazie alla sua nuova amica, la vecchia civetta Chouka e avrebbe tanto voluto averla come guida!

Da mamma invece, come da educatrice, vorrei tanto essere quella vecchia civetta e poter dire ad ogni bambino ciò che Chouka ha detto a Raffi :
" Può essere che tu abbia provato a fare come gli altri e questa è la ragione per cui non ci sei riuscito. Può essere che tu abbia un modo tutto tuo di fare le cose e serve solo che tu lo scopra"

Un libro per chi non si sente mai all'altezza, un racconto che parla di diversità, di amicizia e di fiducia.
Un libro che non può mancare nella libreria di chi, come me, ha scelto di educare i propri figli con un approccio olistico!

Mammamani










16/04/16

IL BAMBINO BLU... un racconto "diverso"

Sul web, nei gruppi di mamme, leggo da anni domande del tipo "come spiego la diversità a mio figlio di due anni?".
Il mio pensiero al riguardo lo esprimerò il giorno che vedrò il mio albo illustrato in libreria :-)
Ciò che volevo raccontare qui è la risposta di una mamma consapevole.
"Ero in un negozio, mio figlio continuava a fissare un signore di colore. Ho avuto paura che potesse fare qualche commento, visto lo sguardo fisso del bambino. All'uscita dal negozio ho chiesto a M. perché continuasse a fissare quel signore "Era davvero molto alto mamma". La sua risposta mi ha commosso".

Qualche mese fa ho avuto il piacere di incrociare sulla mia strada virtuale una mamma blogger che ha scritto un racconto che avrei potuto scrivere io, dopo aver letto le infinite risposte di altre mamme in situazioni simili.
Le ho chiesto così di poter ospitare il suo racconto nel mio blog, perché, come ho scritto nella presentazione del mio libro, io credo che  " la diversità sta nello sguardo degli adulti, non in quello dei bambini".
Ringrazio Flavia di questo regalo e spero di poter contraccambiare!


IL BAMBINO BLU

Oggi a scuola è arrivato un nuovo alunno.
La maestra Rossella è un po’ preoccupata, perché il nuovo bambino ha una particolarità, una cosa davvero mai vista prima… eh sì, perché il nuovo bambino è tutto BLU!
“Come reagiranno i compagni?”, si chiede mentre va in classe. Appena entrata con accanto il nuovo alunno, ecco che tutti gli occhi dei compagni sono puntati su di lui e già quella monella di Lisa ride sotto i baffi.
“Ecco lo sapevo”, pensa la maestra, e arrabbiata chiede: “Che c’è da ridere Lisa? Vuoi far ridere anche noi?”.
“Scusi Signora maestra”, risponde la bambina divertita, “è che ha messo la maglia al contrario!”.
La maestra si guarda il maglione, questa mattina è uscita di fretta, e in effetti che disdetta, lo ha messo proprio al rovescio! “Emh… grazie Lisa”, dice imbarazzata sistemandolo.
Il bambino blu sorride.
Ma ecco che al terzo banco Marco e Luca parlottano lanciando sguardi al nuovo arrivato. “Cosa avete da dirvi di interessante laggiù?”, chiede irritata la maestra.
“Il nuovo bambino ha un nome buffo, ho sentito la mamma che lo chiamava!”, risponde Luca.
Il bambino blu sorride: “già, nel Paese da cui provengo vuol dire «felice»”-
“Anch’io mi chiamo Felice!”, urla ridendo un bimbo dall’ultimo banco.
La maestra tira un sospiro di sollievo. Ecco però Francesca che indica il nuovo venuto. La maestra sta già per sgridarla, per dirle che non si indicano le persone, soprattutto per sottolineare che hanno qualcosa di diverso da noi, ma lei la precede e dice al bambino blu: “Attento, hai la scarpa slacciata!”.
Il bambino blu la allaccia e ringrazia.
“Ma insomma” chiede alla fine la maestra stupita, “possibile che non vi siate accorti che il nuovo compagno è tutto blu?”.
I bambini la guardano incuriositi e in coro le rispondono: “Ma certo, perché?”.
Oggi la maestra Rossella ha ricevuto una bella lezione dai suoi amati bambini…






Fonte: http://www.serensara.it/2015/10/il-bambino-blu/





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Mammamani